Non è un’esperienza facile da descrivere perché la maestosità delle bellezze templari ammirate, le pietre millenarie toccate e l’atmosfera di fascino e mistero vissuta quasi sono passate in secondo piano se paragonate al turbinio di emozioni vissute. Di questo viaggio, che più di ogni altro mi ha arricchito interiormente, mai potrò dimenticare il sorriso della popolazione cambogiana. Perché io, quel sorriso lì, non l’ho mai visto prima e chi è stato in questa Terra sa bene cosa intendo. E’ il sorriso di chi ha perso tutto ed è stanco di piangere. E’ il convertire l’avversità in meraviglia proprio come fa un fiore di loto. E’ sorridere danzando nel fango con i piedi che si palmati per essere più forti ed abili nel non perdere la presa. E’ il sorriso di chi cerca di cambiare la percezione della propria condizione senza opporsi a ciò che è capitato, di modificare il solco di un destino che sembra essere già segnato. Soltanto ora, dopo essere tornata dal mio viaggio, sono stata in grado di incastrare tutti i pezzi del puzzle perché inizialmente i sentimenti sono talmente forti da esserne quasi storditi. Per me, non è stato un semplice viaggio ma un’esperienza di vita, di vita vera!